L’Antichità e noi: una chiave di lettura

L’Antichità e noi: una chiave di lettura

Parlare di Antichità significa richiamare alla mente la cultura classica dei Greci e dei Latini, le cui opere hanno attraversato la storia dell’Occidente e hanno rappresentato un modello per la nostra arte, la nostra letteratura, la nostra architettura. Ma che cosa significa studiare i classici? Come ci si deve accostare a questa cultura così vicina ma allo stesso tempo così lontana da noi? Nell’introduzione ai volumi di Historia pubblicati da Federico Motta Editore dedicati all’Antichità, Umberto Eco cerca di rispondere a queste domande, fornendoci una chiave di lettura per avvicinarci ai classici.

L'introduzione di Umberto Eco a Historia. Antichità
L’introduzione di Umberto Eco a Historia. L’Antichità

L’Antichità nel Vicino Oriente

Prima però bisogna chiarire che “Antichità” non significa solo Greci e Romani: cosa sarebbe la loro cultura senza l’apporto dei popoli del Vicino Oriente Antico? Il viaggio nell’antichità attraverso i volumi della Federico Motta Editore parte infatti dai popoli del Vicino Oriente. Dai Fenici, per esempio, i Greci derivarono il loro alfabeto, mentre dai popoli mediorientali sono giunti nell’Ellade le tecniche di lavorazione dei metalli, le arti mediche, l’astronomia, le scienze matematiche e la stessa nozione di città.

Se quindi non si può immaginare la cultura greco-romana come il risultato di un “miracolo” avvenuto secoli fa in Grecia, allo stesso modo non è più sostenibile l’immagine di una civiltà fondata sul concetto di armonia e cultura. Quando parliamo di Antichità ci ricordiamo dell’elemento apollineo, ma spesso ci dimentichiamo del dionisiaco. Il mondo greco conosceva diversi tipi di bruttezza: i cortei di Bacco composti da creature grottesche, le avventure degli eroi nelle oscure regioni sotterranee dell’oltretomba, le crudeltà di cui sono i ricchi i miti greci.

Greci e Romani

Vista da questa prospettiva, quella dei Greci e dei Romani sembra una mentalità che niente ha a che fare con la nostra civiltà moderna. Eppure, come già si è detto, dobbiamo molto all’Antichità. Ancora oggi usiamo forme, ragionamenti e dimostrazioni geometriche nate all’epoca dei Greci e in alcuni casi giunte sino a noi grazie alla mediazione degli Arabi. Sempre dalla Grecia abbiamo tratto il modello politico della democrazia, così come molti elementi della nostra etica si devono ai pensatori antichi. Per non dimenticare l’importanza che ha lo sport nella nostra cultura. Un esempio soltanto: le Olimpiadi, che ancora oggi celebriamo, sono nate nell’Ellade dell’VIII secolo a.C.

Chiarire i caratteri della cultura greca e romana significa fare luce sulle radici stesse della nostra civiltà moderna, ed è l’obiettivo che si pone una grande opera come Historia. L’Antichità di Federico Motta Editore, sotto la direzione di Umberto Eco. Perché, come scriveva il filosofo medievale Bernardo di Chartres, siamo «nani sulle spalle di giganti».