La chimica degli esseri viventi

La chimica degli esseri viventi

Durante il XIX secolo le scienze biomediche si trasformano in scienze sperimentali. Cambia così il modo di studiare gli esseri viventi, grazie all’apporto di celebri studiosi. Per ricostruire l’attività di questi scienziati e il loro lavoro Motta Editore propone, nel volume di Historia dedicato all’Ottocento, il saggio di Gilberto Corbellini intitolato La vita in laboratorio.

La vita in laboratorio, il saggio di Gilberto Corbellini su Historia di Federico Motta Editore
La vita in laboratorio, il saggio di Gilberto Corbellini su Historia di Federico Motta Editore

Nuovi metodi per studiare la materia vivente

A partire da Lavoisier, nell’Ottocento si diffonde l’idea che negli organismi viventi si svolgano reazioni chimiche identiche a quelle che si possono ottenere in laboratorio. Non c’è però distinzione tra chimica organica e inorganica. Solo nel 1838, quando Gerardus Mulder identifica il gruppo delle proteine, la chimica della biologia acquisisce uno status proprio. Gli scienziati, però, non erano ancora in grado di spiegare il metabolismo. A dare delle risposte arriverà la biochimica.

Nasce la biochimica

Il termine “biochimica” viene introdotto nel 1877 da Ernst Felix Hoppe-Seyler. Avviene anche un cambiamento importante. La biochimica rinuncia a ridurre i processi fisiologici a processi chimici. Piuttosto, chimica e fisica vengono utilizzate per spiegare la specificità dei processi biologici osservati. Era l’esito di una lunga serie di scoperte che hanno costellato il XIX secolo. Negli anni Trenta erano stati scoperti gli enzimi, responsabili della decomposizione. Negli anni Cinquanta Louis Pasteur aveva individuato in alcuni microrganismi i responsabili della putrefazione e delle malattie. Nel 1897, infine, le ricerche di Edward Buchner sul lievito aprirono la strada allo studio del metabolismo microbico.

Léon Augustine L'hermitte, Claude Bernard nel suo laboratorio, 1899
Léon Augustine L’hermitte, Claude Bernard nel suo laboratorio, 1899

La fisiologia sperimentale

In vari paesi europei la fisiologia sperimentale si afferma come una disciplina separata dall’anatomia, grazie a vari studiosi e alle loro scuole. Proprio all’approfondimento del loro lavoro Motta Editore dedica il già ricordato saggio di Gilberto Corbellini nel volume di Historia dedicato all’Ottocento. L’applicazione del metodo sperimentale alla fisiologia si affermò dapprima in Germania e Francia, e poi in Inghilterra. Da qui una lunga serie di scoperte, che hanno rivoluzionato la scienza moderna.