Il Seicento: la rivoluzione scientifica

Il Seicento: la rivoluzione scientifica

È impossibile immaginare come sarebbe oggi la nostra vita senza la scienza moderna. La cultura europea è stata profondamente trasformata dalla rivoluzione scientifica del Seicento. In questo secolo si afferma il modello copernicano, la medicina si evolve e in generale cambia la stessa concezione del cosmo e del ruolo dell’uomo nell’universo che aveva caratterizzato il Medioevo. La rivoluzione scientifica, come mostrano Pietro Corsi e Antonio Clericuzio nell’introduzione a Scienza e tecnologia del Seicento (in Historia. Il Seicento, a cura di Umberto Eco, Federico Motta Editore), trasformerà profondamente anche la filosofia e la religione.

L'introduzione di Pietro Corsi e Antonio Clericuzio alla sezione Scienza e Tecnica di Historia. Il Seicento
L’introduzione di Pietro Corsi e Antonio Clericuzio alla sezione Scienza e Tecnica di Historia. Il Seicento

Un percorso non lineare

Gli storici della scienza hanno proposto diverse interpretazioni della rivoluzione scientifica del Seicento. Per molto tempo la si è contrapposta alla scienza rinascimentale, con la sua concezione magico-ermetica della natura. Oggi però si tende a sottolineare come questo passaggio non è stato segnato da una rottura. Né si può dire che vi sia stata un’evoluzione lineare. Al contrario, elementi magico-alchemici risalenti al Rinascimento continuano a sopravvivere nella scienza nuova. Un esempio? Il concetto di forza della teoria di Newton è stato sviluppato a partire da indagini sperimentali ma anche dalle concezioni vitalistiche provenienti dall’alchimia, una disciplina che il grande fisico inglese ben conosceva e coltivava.

La rivoluzione galileiana

Figura centrale nella cultura europea del Seicento è Galileo Galilei: matematico, astronomo, letterato, è stato protagonista del passaggio dalla teoria tolemaica a quella copernicana. Spesso si dice che con Galileo viene abbandonato l’aristotelismo che aveva caratterizzato la scienza rinascimentale per abbracciare il platonismo e, con esso, l’idea che il “libro della natura” sia scritto in caratteri matematici. In realtà la scienza galileiana è profondamente influenzata dalle teorie aristoteliche (proprio a Galileo è dedicato un’interessante saggio di Clericuzio, sempre in Historia di Federico Motta Editore). E anche i rapporti tra scienza e religione sono ben più complessi di quanto si immagini: ne è una prova il fatto che tra i gesuiti la matematica, la fisica e il magnetismo erano discipline studiate con particolare attenzione.

La lezione di Anatomia del dottor Tulp di Rembrandt Harmenszoon van Rijn, 1632
La lezione di Anatomia del dottor Tulp di Rembrandt Harmenszoon van Rijn, 1632

L’evoluzione della medicina nel Seicento

Un’altra disciplina che conosce profonde trasformazioni in questo secolo è la medicina. Nel Seicento la fisiologia di Galeno, basata sulla teoria dei quattro umori e delle facoltà, lascia il posto a una concezione del corpo umano di tipo meccanico e chimico. Inoltre, l’introduzione del microscopio consente di studiare in modo più approfondito i tessuti e gli organi. Tuttavia, come sottolineano Corsi e Clericuzio nella loro introduzione su Historia. Il Seicento di Federico Motta Editore, non bisogna sopravvalutare il ruolo del paradigma meccanicistico allo sviluppo delle scienze biologiche e mediche. Decisamente più incisivo è stato infatti l’apporto delle teorie di Paracelso, filosofo e studioso di arti occulte: dall’esame delle cause delle malattie ricavava la conferma che l’uomo è come un microcosmo, e che il corpo è un sistema chimico. Fu quindi un alchimista a mettere in crisi le teorie di Galeno!