Berlino fu una delle città simbolo della guerra fredda

Il 14 gennaio 2019 Giulio Andreotti avrebbe compiuto 100 anni. Nel ricordare uno dei protagonisti della cosiddetta Prima Repubblica, non si può non ricordare anche il periodo storico in cui svolse la sua attività politica, quello della guerra fredda. Erano anni delicati, durante i quali il mondo era diviso in due blocchi. Ne parleremo a partire dal saggio di Paolo Soddu dedicato a La guerra fredda e pubblicato sull’Età moderna di Federico Motta Editore.

Il saggio di Paolo Soddu dedicato alla guerra fredda sull’Età moderna di Federico Motta Editore

Giulio Andreotti: la carriera

Braccio destro di Alcide De Gasperi, Giulio Andreotti iniziò la sua carriera politica nel 1946, quando fu eletto all’Assemblea Costituente. In seguito sedette ininterrottamente alla Camera dei deputati dal 1948 al 1991, anno in cui divenne senatore a vita. Tra gli uomini-simbolo della Democrazia Cristiana, fu più volte al governo della Repubblica: per sette volte fu presidente del Consiglio e per ventisei volte fu a capo di un ministero. In particolare fu otto volte ministro della Difesa e cinque volte ministro degli Esteri. Nel 1990 fu inoltre presidente del Consiglio europeo. Per quasi cinquant’anni Giulio Andreotti fu quindi ai vertici dello Stato italiano e uno dei principali leader europei negli anni della guerra fredda.

L’Europa della guerra fredda

Come ricorda Paolo Soddu sull’Età moderna di Federico Motta Editore, il termine «guerra fredda» (cold war) fu usato per la prima volta dal finanziere Bernard Baruch, consigliere di Rooselvelt. Entrò però nel linguaggio comune nel 1947, grazie al giornalista Walter Lippman. La guerra fredda è il periodo che seguì la fine della Seconda guerra mondiale e si concluse nei primi anni Novanta, con la caduta dell’URSS. Gli equilibri mondiali, in questa fase, erano condizionati dalla riorganizzazione dell’Europa nel Dopoguerra. In particolare, alla base ci fu la divisione della Germania in due Stati, uno sotto l’influenza statunitense e l’altro sotto il controllo dell’Unione Sovietica.

I governi italiani di quegli anni, guidati dalla Democrazia Cristiana e dai suoi alleati, dovettero quindi muoversi in questi delicati equilibri. Sotto questo punto di vista, Giulio Andreotti è stato figlio del suo tempo.