Spread: una parola a cui siamo abituati e che campeggia spesso sulle prime pagine dei giornali. Il termine significa “differenziale”, e nel linguaggio della finanza indica la differenza di rendimento tra i titoli di Stato di due Paesi diversi. Nel nostro Paese viene utilizzato per indicare il differenziale tra i titoli italiani e quelli tedeschi. È solo uno dei tanti termini della finanza internazionale che sono ormai entrati nel linguaggio comune degli italiani. Il tema dei rapporti tra economia, mercati e Stati è però molto complesso. Per chiarirci le idee, ne riassumiamo gli sviluppi seguendo il saggio La politica e l’economia: Stato e mercato di Massimo Lo Cicero nel volume L’Età moderna di Federico Motta Editore.

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Il saggio di Massimo Lo Cicero nel volume L’Età moderna di Federico Motta Editore: per conoscere l’evoluzione del rapporto tra Stato e mercato nel Novecento.

Dal laissez faire all’intervento dello Stato in economia

Durante l’Ottocento, nei Paesi occidentali la politica economica era basata sul principio liberale del laissez faire, secondo il quale lo Stato non doveva intervenire nella vita economica. Con il passaggio dal XIX al XX secolo si rafforza però il ruolo degli intermediari finanziari, che mettevano in contatto gli investitori e gli enti che avevano bisogno di finanziamenti. Si realizzò così una fitta rete di rapporti tra intermediari che attraversava i confini tra i singoli Stati. Con gli anni Trenta e la crisi economica, si fece però forte la necessità da parte dello Stato di intervenire direttamente nell’economia, attraverso azioni di controllo sulla produzione e sugli scambi di merci.

Il rapporto tra Stato e mercato

Nel secondo dopoguerra si affermarono sempre più i principi teorizzati da John Maynard Keynes, che prevedevano l’intervento dello Stato mediante una programmazione economica. Nacquero quindi nuove autorità non governative, ma comunque controllate dallo Stato, che agivano sugli enti in fallimento (come banche o fondi immobiliari), che lasciavano però libertà d’azione alle aziende. La situazione cambiò però negli anni Ottanta, quando le nuove tecnologie dell’informazione favorirono la nascita di un’economia globalizzata. Da allora per gli investitori i confini tra gli Stati diventarono sempre più labili.

Spread ed economia globale

Ma facciamo ora un salto ai giorni nostri: perché è importante lo spread? Il debito pubblico degli Stati necessita di essere finanziato, e per questo ogni Paese emette dei titoli di Stato. Questi vengono ceduti agli investitori in cambio di finanziamenti. Quello che varia, però, è il rendimento di questi titoli: se l’economia è in salute, si tratta di un investimento sicuro, e quindi il rendimento è minore. Lo spread nel nostro Paese misura il rischio che i titoli italiani hanno se confrontati con quelli tedeschi. Maggiore è il divario tra i due, minore è la fiducia dei mercati verso la nostra economia, considerata poco sicura. In generale, in una economia globale, tenere sotto controllo lo spread è un aspetto importante nell’attività dei governi.