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Grandi opere

Giornata della Legalità: l’eredità di Falcone e Borsellino

la prima pagina del Corriere della Sera del 24 maggio 1992, all'indimani della strage di Capaci

Il 23 maggio l’Italia celebra la Giornata della Legalità, istituita per ricordare la strage di Capaci del 1992, nella quale persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. A distanza di pochi mesi, il 19 luglio, anche Paolo Borsellino venne assassinato dalla mafia in via D’Amelio.

Grazie al saggio “I poteri segreti in Italia”, pubblicato dalla Federico Motta Editore, siamo in grado di inquadrare nel contesto storico questi avvenimenti, per comprendere meglio quello che è accaduto e che riguarda ancora oggi la nostra democrazia.

Ricordare le stragi

Le stragi di Capaci e di via D’Amelio non rappresentano soltanto una pagina tragica della storia italiana: sono diventate il simbolo della difesa dello Stato democratico contro il potere criminale di Cosa Nostra. Ricordare Falcone e Borsellino significa riaffermare che la legalità è l’unica via attraverso cui garantire diritti, giustizia e servizi ai cittadini.

I due magistrati palermitani incarnarono l’autorevolezza delle istituzioni e la convinzione che nessun potere illegale potesse sostituirsi allo Stato. La loro azione investigativa colpì profondamente i rapporti tra mafia, politica ed economia, mostrando come la criminalità organizzata non fosse un fenomeno isolato, ma un sistema capace di infiltrarsi nei centri decisionali del Paese. Per questo la memoria delle stragi non riguarda soltanto il passato: è un richiamo continuo alla responsabilità civile, alla partecipazione democratica e alla necessità di difendere le istituzioni da ogni forma di corruzione e violenza mafiosa.

Il contesto storico delle stragi e le conseguenze politiche

Il giornalista Gianni Barbacetto è autore di un saggio intitolato “I poteri segreti in Italia” pubblicato in Historia, opera edita da Federico Motta Editore. Il suo pezzo è illuminante perché le stragi del 1992-1993 vengono inserite in un quadro storico più ampio, segnato dalla fine della Guerra fredda e dalla crisi del sistema politico nato nel secondo dopoguerra.

Dopo il 1989, scrive Barbacetto, “si dissolve il mondo di Jalta” e l’Italia attraversa una fase di forte instabilità: il debito pubblico cresce, i partiti si indeboliscono e le indagini di Mani Pulite (1992) fanno emergere “le sotterranee complicità tra partiti e imprese nella spartizione degli appalti pubblici”. In questo clima di disgregazione, Cosa Nostra tenta di influenzare la transizione politica attraverso il terrore.

Vengono uccisi uomini politici considerati “traditori”, come Salvo Lima, e magistrati ritenuti pericolosi per il potere mafioso. Nel 1993 la strategia prosegue con gli attentati ai Georgofili di Firenze, alle basiliche romane di San Giovanni in Laterano e di San Giorgio in Velabro, e al PAC di Milano (in via Palestro): attacchi simbolici contro il patrimonio artistico e culturale italiano.

Barbacetto sottolinea inoltre come resti ancora “in gran parte oscuro il quadro in cui sono stati progettati” gli attentati, collegandoli alla cosiddetta trattativa tra uomini dello Stato e uomini di Cosa Nostra guidata da Totò Riina. Le conseguenze di quel biennio furono profonde: crollò il vecchio sistema dei partiti, cambiarono gli equilibri politici italiani e si diffuse nella società una nuova consapevolezza dell’importanza della lotta alla mafia e della difesa della legalità democratica.

21/05/2026/da Redazione
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