La contesa invenzione del telefono
Il 14 febbraio 1876, all’United States Patent and Trademark Office (Ufficio statunitense brevetti e marchi) di una città della Virginia vicina a Washington, due domande di brevetto arrivano quasi insieme. La prima, arrivata qualche ora prima, porta la firma di Alexander Graham Bell, l’altra, arrivata dopo, quella di Elisha Gray. È una coincidenza che sa di duello silenzioso: entrambi stanno inseguendo un’idea che fino a pochi anni prima sembrava magia: far viaggiare la voce dentro un filo.
Inventori ufficiali (e non) del telefono
Con il telefono, per la prima volta nel corso della storia della tecnica, gli Stati Uniti diventano esportatori di tecnologie che si impongono anche in Europa: ma se i mercati inglese e francese tentano di eludere le restrizioni imposte dai brevetti americani, oltreoceano le innovazioni si moltiplichino con varianti e “mutazioni” a partire proprio da quei primi brevetti.
La prima fase dello sviluppo del sistema telefonico non è una corsa solitaria. Negli anni Settanta dell’Ottocento le compagnie telegrafiche sperimentano i sistemi multiplex: due, quattro segnali sullo stesso conduttore. Il telegrafo è il re delle comunicazioni, preciso e instancabile, economico.
Elisha Gray, uno dei padri fondatori della Western Telegraph, direttamente interessato alla telegrafia, cerca di potenziarlo attraverso un apparecchio che posse funzionare con un trasmettitore ad acqua; contemporaneamente Alexander Graham Bell, insegnante di bambini sordi, sogna invece un “orecchio artificiale” lavorando sulla riproduzione del suono con un fonautografo di De Martinville. Bell e Gray, per vie diverse, costruiscono un dispositivo capace di trasformare la voce in segnali elettrici, convogliandoli su conduttori metallici, e di ricomporla all’arrivo.
D’altronde, già prima di loro, nel 1871, un italiano emigrato a New York, Antonio Meucci, deposita il brevetto di un trasduttore elettroacustico: il primo vero apparato telefonico. La precaria situazione economica non gli permette di rinnovare a lungo il suo brevetto provvisorio, che scade alla fine del 1874. La storia della tecnica è fatta anche di queste porte socchiuse che altri spalancano, e solo nel 2002 il Congresso degli Stati Uniti riconoscerà ad Antonio Meucci il titolo di reale “inventore del telefono”.
Le prime reti telefoniche
Nel 1877 viene fondata l’azienda Bell Telephone Company, che l’anno dopo acquisisce il brevetto del microfono a carbone di Thomas Edison, grazie al quale il telefono diventa abbastanza pratico per l’uso sulle lunghe distanze e perché non è più necessario urlare per essere sentiti. Cominciano quindi a essere installate le reti telefoniche: prima negli Stati Uniti, quindi in Europa, come scrive Vittorio Marchis nel saggio Comunicare: il telegrafo e il telefono in Storia della civiltà europea:
Dopo le prime perplessità, alle reti cittadine si affiancano le prime linee a lunga distanza: la Boston-New York viene inaugurata nel 1884 e la Parigi-Londra nel 1891, ma il traffico commerciale continua a far uso del telegrafo. Del resto, i problemi relativi alla commutazione delle centrali cittadine sono molto complessi e gli incendi delle centrali di New York e di Parigi – avvenuti entrambi nel 1891 – frenano gli entusiasmi, anche se nel 1881 un primo prototipo di centrale automatica viene presentato all’Esposizione dell’elettricità di Parigi.
Il telefono rimane ancora a lungo il lusso di pochi benestanti che vivono nelle metropoli, mentre il telegrafo, in grado di percorrere anche lunghissime distanze, ha più ampia diffusione offrendo il trasferimento di messaggi scritti, economici.
Fili che uniscono città e attraversano oceani
Inizialmente, le connessioni tra linee elettriche dovevano essere stabilite manualmente dagli operatori presso i centralini, ma nel 1891 la Bell Telephone acquisisce anche il brevetto del selettore Strowger e diventa così possibile selezionare il destinatario direttamente dall’apparecchio di chiamata, senza far ricorso all’operatore del centralino. È la grande svolta: tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX nascono le reti telefoniche organizzate che si espandono rapidamente, collegando città, nazioni e infine continenti attraverso cavi sottomarini. È il momento del sorpasso della nuova tecnologia: a differenza del telegrafo, che richiede operatori specializzati e la conoscenza del codice Morse, il telefono permette una comunicazione vocale diretta e personale, rendendolo più accessibile e preferito per le conversazioni in tempo reale.
La grande rivoluzione del telefono comincia in quel febbraio del 1876, nel momento esatto in cui qualcuno capisce che la voce può diventare elettricità e l’elettricità può tornare voce, e non ha smesso di condizionare il nostro tempo.










