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Quindici minuti di applausi hanno accolto la Tosca di Puccini, l’opera con cui si è aperta la stagione lirica del Teatro alla Scala. Il melodramma è un genere musicale particolarmente legato alla cultura italiana, e Giacomo Puccini è stato il maggiore compositore d’opera del primo Novecento. Ne ripercorriamo la carriera attraverso un saggio in particolare pubblicato sull’Età moderna di Federico Motta Editore: Puccini e l’opera italiana del primo Novecento di Marco Beghelli.

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Il saggio di Marco Beghelli sull’Età moderna di Federico Motta Editore

Puccini, la Tosca e il melodramma novecentesco

L’Ottocento si era chiuso nel segno di Giuseppe Verdi, il compositore che aveva portato in tutto il mondo il melodramma italiano. Gli editori musicali si misero quindi alla ricerca un erede. I candidati non mancavano: da un lato c’era Giacomo Puccini, dall’altra gli esponenti della Giovane Scuola (Leoncavallo, Masagni, Cilea, Giordano). Alla fine però, solo Puccini riuscì a conquistare i favori del pubblici. Tra Ottocento e Novecento accrebbe la propria fama grazie a opere come Manon Lescaut (1893), La Bohème (1896), Tosca (1900), Madama Butterfly (1904), La fanciulla del West (1910) e Turandot (1926). Altri compositori ebbero successi limitati a singole opere. Fu quest’ultimo il caso della Cavalleria rusticana (1890) di Mascagni, dei Pagliacci (1892) di Leoncavallo e dell’Andrea Chénier (1896) di Giordano.

Caratteri del melodramma del primo Novecento

Se alla fine dell’Ottocento il teatro aveva seguito la via del verismo, con il nuovo secolo si fa strada il gusto per l’esotismo (Madama Butterfly è ambientata in Giappone, Turandot in Cina). Riconducibili alla nuova sensibilità decadente del periodo sono anche il ruolo della donna, che diventa femme fatale. Viceversa il tenore, cioè il protagonista maschile, si trasforma in vittima (come Cavaradossi nella Tosca). La trama diventa più semplice rispetto ai modelli romantici, mentre la tragedia precipita verso la morte, che viene mostrata con crudo realismo (un esempio è il suicidio di Tosca alla fine dell’opera).