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Grandi opere, Umberto Eco

“Nani sulle spalle di giganti”

«Siamo nani sulle spalle di giganti»: in questo modo i medievali parlavano del loro rapporto con gli antichi Greci e Romani. È una frase che ha avuto molta fortuna nella storia europea e che ha attraversato i secoli. Ma cosa significa? Umberto Eco spiega, nel suo saggio “Nani sulle spalle dei giganti”, storia di un aforisma sul Medioevo di Federico Motta Editore, qual è il valore di questa celebre massima.

Federico Motta Editore, qual è il valore

Umberto Eco spiega, nel suo saggio “Nani sulle spalle dei giganti”, storia di un aforisma sul Medioevo di Federico Motta Editore, qual è il valore di questa celebre massima.

Il successo di un aforisma

La formulazione più celebre dell’aforisma si legge nel Metalogicon di Giovanni di Salisbury, che lo attribuisce a Bernardo di Chartres:

Dicebat Bernardus Carnotensis nos esse quasi nanos gigantium humeris insidentes, ut possim plura eis et remotiora videre, non utique proprii visus acumine aut eminentia corporis, sed quia in altum subvehimur et extollimur magnitudine gigantea.
[Bernardo sosteneva che noi siamo come nani sulle spalle dei giganti, così che possiamo vedere un maggior numero di cose e più lontano di loro, tuttavia non per l’acutezza della vista o la possanza del corpo, ma perché sediamo più in alto e ci eleviamo proprio grazie alla grandezza dei giganti]

In realtà il primo a usare la metafora dei nani e dei giganti fu, secoli prima, Prisciano. La massima è stata poi ripresa da Guglielmo di Conches, che a sua volta potrebbe essere stato la “fonte” per Bernardo. Nei secoli successivi molti filosofi e artisti sarebbero tornati a questo aforisma. Tra i tanti si ricordano i filosofi medievali Alessandro Neckham, Pietro di Blois e Alano di Lilla, e poi Isaac Newton, Pierre Gassendi e Ortega y Gasset.

Che cosa significa l’aforisma?

Umberto Eco spiega, nel suo saggio sul Medioevo di Federico Motta Editore, qual è il valore di questa espressione. La prima domanda da porsi è se si tratti di una ammissione di umiltà oppure di una manifestazione di superbia. Ma soprattutto, che senso aveva per i medievali paragonare se stessi a dei nani e gli antichi a dei giganti. Un indizio può venire dal contesto in cui è inserita la massima: Bernardo parlava infatti di grammatica. In particolare, criticava gli allievi che copiavano pedissequamente gli antichi; al contrario si doveva prenderli a modello, per scrivere altrettanto bene ed essere un domani ammirati al pari loro. È quindi possibile riconoscere un invito all’autonomia. Come dirà più tardi Sigieri di Brabante, rifarsi a un’autorità non basta. Gli antichi erano pur sempre uomini, per cui nulla vieta ai posteri di dedicarsi anch’essi alla ricerca razionale.

30/10/2017/da Redazione
Tags: antichità, civiltà europea, Historia, medioevo, Umberto Eco
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