Norman Foster

Il ponte Morandi a Genova sarà sostituito da un nuovo ponte, nato da un’idea di Renzo Piano. Secondo gli auspici del grande architetto, la ricostruzione dovrà essere un’occasione per una rinascita, ma allo stesso tempo dovrà conservare il ricordo per le vittime del disastro. Una riflessione sul tema della ricostruzione come rinascita si può fare a partire dall’esempio di Berlino, rinata dopo la devastazione della seconda guerra mondiale. Ne parla Elena Pirazzoli nel saggio L’imbarazzo delle macerie: il dopoguerra tedesco fra ricostruzioni e tracce dei campi, pubblicato sull’Età moderna di Federico Motta Editore.

ponte morandi

Il saggio di Elena Pirazzoli sull’Età moderna di Federico Motta Editore

Esempi di rinascita prima del ponte Morandi: la Berlino del dopoguerra

Un esempio emblematico è la ricostruzione di Berlino, su cui si sofferma anche Elena Pirazzoli nel suo saggio sull’Età moderna di Federico Motta Editore. Alla fine della guerra per la Germania si posero due questioni: eliminare le ingombranti architetture naziste e preservare il ricordo dei campi di sterminio. Gli edifici di Berlino voluti da Hitler furono abbattuti e iniziò un progetto radicale di ricostruzione. Nella parte Est sorsero ampie strade per le parate, mentre nell’Ovest si affermò il modello americano della città circondata da un anello autostradale. Una seconda fase di rinnovamento avvenne dopo la caduta del muro, all’inizio degli anni Novanta. Ne è un simbolo la cupola realizzata da Norman Foster per il Reichstag, il parlamento tedesco. Una cupola moderna, che si integra in un edificio della fine dell’Ottocento danneggiato dalla guerra.

Cosa significa ricostruire

Ricostruire dopo un disastro come quello del ponte Morandi di Genova è un’impresa complessa. La ricostruzione deve infatti essere un’occasione per un rinnovamento e una rinascita, e come si è visto un esempio può arrivare dalla storia del secolo scorso. Nel 1945, alla fine della seconda guerra mondiale, molte città del mondo erano infatti ridotte a cumuli di macerie. In Giappone due bombe atomiche avevano raso al suolo Hiroshima e Nagasaki. In Germania, invece, i bombardamenti avevano devastato Berlino. Ricostruire significa quindi ripartire, ma allo stesso tempo era necessario conservare la memoria di quello che era successo.