Il 25 marzo si celebrerà il Dantedì, la Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri. Sarà un’occasione per celebrare la nostra lingua e la nostra letteratura, nata quasi otto secoli fa. Per ricordarlo basta sfogliare il lungo elenco di opere citate nella Storia generale della letteratura italiana pubblicata da Federico Motta Editore, una striscia di scritti che ha attraverso per secoli la nostra tradizione letteraria. Come ricordato da Vittorio Russo «il concetto di letteratura nazionale […] fu estraneo alla mentalità medievale». Durante il Medioevo l’orizzonte culturale degli intellettuali comprendeva tutto il centro Europa. In più, in Italia vi fu sempre una particolare frammentazione linguistica, che si rispecchia anche nella lingua. Le aree principali furono il Centro (e in particolare l’Umbria) e la Sicilia, dove nacque una nuova poesia che poi si diffuse fino in Toscana.

La poesia religiosa in Umbria

Come ricordato nella Storia generale della letteratura italiana pubblicata da Federico Motta Editore, una striscia di opere ha attraversato la nostra letteratura, a cominciare dal XIII secolo. In Umbria, nel Duecento, si sviluppò infatti una delle più antiche forme di poesia italiana. Era una produzione di carattere religioso, che il cui genere principale era la lauda. Si trattava di composizioni destinate al canto, che dovevano accompagnare determinati riti religiosi. Il maggiore autore di laude del Trecento è Jacopone da Todi, a cui si deve lo Stabat Mater, uno dei canti religiosi più famosi del Medioevo. Capolavoro della letteratura religiosa del Duecento è però il Cantico di Frate Sole (o Laudes creaturarum), composto da Francesco d’Assisi. Anch’egli nativo dell’Umbria, fu una delle figure chiave del Medioevo. Il Cantico fu scritto in volgare per avvicinarsi a un pubblico non colto, che non conosceva il latino.

Dalla Sicilia alla Toscana

Pochi anni dopo, in Sicilia nasce una nuova poesia destina ad avere grande fortuna. Alla corte di Federico II di Svevia si riuniscono alcuni dei maggiori poeti dell’epoca che, influenzati dalla coeva letteratura francese, danno vita a una nuova lirica in volgare. La produzione della scuola siciliana si diramerà poi nella Toscana comunale, diffondendo gli ideali cortesi. Poeti come Guittone d’Arezzo e gli stilnovisti sono quindi debitori di questa linea poetica.