Maturità 2026 e il valore della cultura umanistica

Si avvicina la Maturità 2026

La Maturità 2026 impegnerà nei prossimi giorni studentesse e studenti di tutta Italia. La fine della scuola secondaria di secondo grado è un passaggio decisivo nel percorso scolastico. Nell’immaginario collettivo, la notte prima dell’esame è passata a ripassare gli argomenti più disparati: Leopardi, Dante, la Resistenza, la Shoah, l’arte astratta… Ma a cosa serve poi nella vita di tutti i giorni conoscere questi argomenti? Il valore della cultura, umanistica e non solo, è uno dei punti fondamentali su cui Federico Motta Editore ha da sempre basato la sua attività editoriale.

Maturità 2026 e cultura umanistica

A cosa serve la cultura umanistica? È una domanda che spesso si sente porre dal mondo del lavoro, dagli adulti, a volte dagli stessi studenti. La domanda in sé è legittima, ma è mal posta. La cultura umanistica, infatti, non insegna a compiere una specifica mansione. Aiuta a svolgere meglio qualsiasi cosa. La cultura umanistica insegna a leggere il mondo, a riconoscere i meccanismi del potere, a smascherare narrazioni frutto di propaganda e manipolazioni. Per esempio: Dante, è vero, non insegna a sviluppare specifiche competenze tecniche. Però conoscere la Divina commedia insegna a orientarsi, a sviluppare una consapevolezza e una sensibilità che permettono di riconoscere le storture della società.

Il valore del cultura umanistica e la rivoluzione digitale

L’importanza centrale della cultura umanistica si nota soprattutto in un tempo come il nostro. La rivoluzione digitale ci porta a essere bombardati ogni giorno da informazioni di ogni tipo e su qualsiasi argomento. Il rischio di finire invischiati nelle maglie della propaganda o di notizie false è molto alto. In questo caso, solo il sapere critico e la capacità di contestualizzare rappresentano un sano antidoto. Da questo punto di vista, quindi, è confortante che chi si appresta ad affrontare la Maturità 2026 debba confrontarsi con le materie umanistiche. La Maturità, in quest’ottica, non è un traguardo, ma un punto di partenza. È il momento in cui gli strumenti che la scuola ha messo in mano agli studenti diventano competenze personali. Strumenti da usare, da affinare, da mettere in discussione – in poche parole, strumenti da fare propri.