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I 250 anni della Dichiarazione d’indipendenza americana

La Dichiarazione d’indipendenza americana compie 250 anni. Il 4 luglio 1776 il Congresso adottava la Dichiarazione, che sanciva la separazione delle 13 colonie britanniche dalla madre patria inglese e la nascita di una nuova nazione, gli Stati Uniti d’America. Ricordiamo questo avvenimento storico attraverso il racconto che ne fa Silvia Moretti nel saggio La nascita degli Stati Uniti d’America, pubblicato su Historia di Federico Motta Editore, a cura di Umberto Eco.

Come si arriva alla Dichiarazione d’indipendenza americana?

Per capire come si arriva alla Dichiarazione d’indipendenza, bisogna tornare alla guerra dei Sette anni (1756-1763), con cui l’Inghilterra impone il suo dominio sui mari e sull’America settentrionale. L’impero britannico cerca allora di aumentare le entrate fiscali dalle colonie americane, scatenando una serie di tensioni crescenti. Lo Sugar Act (1764) introduce controlli doganali più severi, mentre lo Stamp Act (1765) provoca proteste basate sul principio no taxation without representation. L’Inghilterra ribadisce la propria sovranità con il Declaratory Act e i Townshend Acts, alimentando boicottaggi e tensioni, culminate nel “massacro di Boston” (1770). Il conflitto si intensifica con il Boston Tea Party: per protestare contro il Tea Act (1773), che autorizza la Compagnia delle Indie Orientali a vendere direttamente il tè, tagliando fuori gli intermediari americani, decine di casse di tè vengono gettate in mare.

1776: la Dichiarazione d’indipendenza americana

Gli abitanti delle colonie non si limitano a gettare il tè in mare. Si decide infatti il boicottaggio di tutte le merci provenienti dalla Gran Bretagna e dall’Irlanda. La situazione, già tesa, degenera nei primi scontri armati in Massachusetts nell’aprile 1775, che segnano l’inizio della rivoluzione americana. Come ricorda Silvia Moretti nel suo saggio pubblicato su Historia di Federico Motta Editore,

In questi mesi il dibattito politico che accompagna le sessioni del Congresso è sempre più acceso: tra gennaio e marzo del 1776 vengono vendute circa 100 mila copie di Il senso comune di Thomas Paine, un pamphlet in cui l’autore, un inglese emigrato in America soltanto due anni prima, attacca violentemente l’istituto monarchico ed esalta gli ideali egualitari, democratici e repubblicani. L’opuscolo costituisce una base teorica all’azione per l’indipendenza; solo sei mesi più tardi, il 4 luglio del 1776, il Congresso vota la Dichiarazione d’indipendenza, un documento di poche pagine redatto in larga parte da Thomas Jefferson e ispirato ai valori della cultura illuminista.

La Dichiarazione afferma che tutti gli uomini sono creati eguali, dotati di diritti inalienabili come vita, libertà e ricerca della felicità. I governi derivano la loro autorità dal consenso dei governati. Elenca inoltre le colpe del re Giorgio III verso le colonie e dichiara formalmente l’indipendenza degli Stati Uniti dalla Gran Bretagna.

La nascita di una nuova nazione

Nel giro di qualche anno, la rivoluzione volge in favore dei nordamericani: nel 1781 l’esercito britannico è sconfitto dall’armata americana, guidata da George Washington e alleata dei francesi. La pace di Versailles del 3 settembre 1783 sancisce l’indipendenza delle ex colonie nordamericane dall’Impero britannico. Gli Stati Uniti d’America sono una nazione sovrana: il loro territorio va dalla costa atlantica alla riva orientale del Mississippi.

La Costituzione americana, redatta nel 1787 a Filadelfia, istituisce un governo federale con separazione dei poteri tra esecutivo, legislativo e giudiziario, basato su pesi e contrappesi. Entrata in vigore nel 1789, viene affiancata dal Bill of Rights. George Washington, eletto primo presidente nel 1789, guida la nuova nazione consolidando istituzioni e prestigio del nuovo Stato. Ha così inizio l’esperienza repubblicana degli Stati Uniti d’America, primo esempio moderno di democrazia costituzionale fondata sulla sovranità popolare.

02/07/2026/da Redazione
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